USD Albinia

LA STORIA DEL NOSTRO PAESE:
dal latifondo alla riforma fondiaria e al turismo

Albinia, come molti altri centri agricoli della provincia di Grosseto, si è sviluppata a partire dagli anni '50 con l'avvento della Riforma Fondiaria che dette grande impulso alle attività rurali e a tutte quelle connesse all'agricoltura. Però, gli insediamenti umani nella bassa valle dell'Albegna risalgono fin dai tempi più remoti, basta pensare che il Casale Brancazzi, dove furono rilevate le traccie di una frequentazione risalente al Paleolitico superiore, è sorto all'incirca nel 2.000 a.C., mentre il vicino insediamento di pescatori risale del I° secolo a.C..

Tuttavia, mentre in molte altre località del territorio comunale si nota un moltiplicarsi di insediamenti importanti (Orbetello, Ansedonia, Talamone, Settefinestre ecc.), per Albinia bisogna attendere il periodo degli Etruschi e dei Romani per veder nascere rilevanti attività umane.

Dopo una serie sistematica di indagini archeologiche e di scavi effettuate in un'area compresa fra il paese e Torre Saline è stato possibile mettere in luce importanti evidenze di abitato risalenti al I° e II° secolo d.C., cui era associata una zona adibita a fornaci riservate alla produzione di vasellame, in particolare di anfore vinarie, ma anche di laterizi e vasellame domestico. Tale indagine archeologica era stata avviata in seguito al ritrovamento di anfore vinarie rinvenute nel centro della Francia (allora antica Gallia) ove questi contenitori in cotto, dal porto fluviale e marittimo situato alla foce dell'Albegna, venivano trasferiti pieni di vino prodotto nelle zone collinari e pedecollinari di Albinia.

Anfore della fornace di Albinia

Visione dall'alto delle anfore

Certamente le valli tra dell'Osa e dell'Albegna, ed in particolare la zona della foce del nostro fiume, furono anche al tempo dei romani un importante crocevia e luogo d'incontro tra la strada consolare Aurelia e l'entroterra collinare dove esistevano realtà importanti come Heba, Marsiliana, Sovana e Saturnia. Inoltre, va ricordato che a Campo Regio nel 225 a.C. avvenne la famosa battaglia che vide di fronte i Galli soccombere di fronte alle legioni romane condotte da Attilio Regolo e Emilio Papo.

Procedendo verso Magliano a pochi chilometri dal nostro paese, all'altezza di Doganella, si notano i resti dell'antico centro etrusco di Kaloùsion, sviluppatosi probabilmente in conseguenza della conquista del borgo di Marsiliana da parte di Vulci. Nell'area recintata si distingue una strada a ciottoli fiancheggiata da  edifici di cui restano i muri di fondazione con piccole parti di muratura in elevazione. A San Donato c'è da segnalare una tomba a camera del VII secolo a.C. e i resti di una fornace romana di età ellenistica. Lungo il Tombolo della Giannella, dove il WWF ha istituito un oasi di protezione, da segnalare un magnifico casale spagnolo del XVII secolo che ospita il Centro di Educazione Ambientale “Aurelio Peccei”.

Kalousion
Casale della Giannella

A sinistra gli scavi di Kalousion (da parcodeglietruschi.it) ed a sinistra il Casale della Giannella (da comune.pisa.it)

In questo contesto storico Torre Saline, che è sicuramente la costruzione più tipica del posto, rappresenta il simbolo del paese ed il logo nella nostra società sportiva. Questo complesso architettonico difensivo fu costruito nel 1469 da Giovanni Danesi per conto della Signoria di Siena. Restaurato più volte nel corso del tempo, fu indicato dallo storico e naturalista Emanuele Repetti come “Torre delle Saline” con funzioni di forte e dogana. Il nome della torre deriva dalla presenza nell'area di numerose saline che imponevano la necessità di difesa del luogo, al pari dei prodotti della campagna maremmana, soprattutto cereali, che venivano imbarcate alla foce dell'Albegna.

Il complesso è composto da un recinto quadrilatero costituito da una spessa muraglia con camminamento di ronda piuttosto largo in modo da poter sistemare anche l'artiglieria. Ai quattro spigoli si trovano: la robusta torre rivolta verso il mare, un piccolo bastione sullo spigolo opposto ed altri due bastioni in cui si trova una garitta circolare(una coperta a cupola e una scoperta). La parte basamentale del recinto presenta pareti a scarpa rafforzate negli spigoli e marcate da un cordolo di pietra. Il forte delle Saline presenta, quindi, una forma ibrida tra l'alta torre di stile medievale e le basse e robuste pareti del recinto rispondenti all'introduzione del cannone nell'arte militare che prescriveva la realizzazione di strutture architettoniche resistenti ai proiettili del nemico e tali da permettere l'uso del cannone mediante tiri radenti.

Torre Saline

Il Forte di Torre Saline

La bassa valle dell'Albegna, così come tutta la Maremma, anche nel secolo scorso è stata terra insana, malarica e per questo abbandonata: le terre erano lasciate al latifondo ed i proprietari, per di più nobili fiorentini, vi facevano sparute visite solo per incassare dai loro “ministri” (così si chiamavano allora i fattori) i proventi derivanti dal pascolo del bestiame oppure per partecipare a qualche cacciata ai cinghiali, alle lepri ed agli uccelli di padule. Dagli storici ci viene riferito che viaggiatori stranieri, che si fermavano nella zona tra Albinia e Marsiliana per far riposare e ristorare i cavalli durante la calura estiva, abbiano definito la nostra piana “arida e brulla come quelle arabe...”. I primi insediamenti abitativi avvennero verso il 1860 quando la località si chiamava “Albegna”. Solo dopo diversi anni dalla costruzione della Stazione ferroviaria, che avvenne nel 1864, fu chiamata “Albinia” che altro non è che l'antico nome del fiume come dimostrano alcuni vecchie mappe storiche del comprensorio. All'inizio del “novecento”, nei pressi del passeggio a livello fu costruita una locanda che dava alloggio e ristoro ai viandanti: era gestita dalla famiglia Stagi, si chiamava “Poggio al Pero” ed era luogo di appuntamenti e convegni di cacciatori, barrocciai, saltimbanchi e quant'altro.

Locanda Poggio al Pero
Stazione FS

A sinistra la Locanda Poggio al Pero ed a destra la stazione ferroviaria (da parrocchiadialbinia.it)

Vicino alla Stazione sorse una stalla fatta costruire dall'Ing. Felice Tonissi Bartolini e più tardi ancora, intorno agli anni '30, ebbe inizio la costruzione dell'imponente silos e dei magazzini del Consorzio Agrario. Nel dopo guerra furono costruite alcune casette ad un piano (molte, anche se ristrutturate, esistono ancora) lungo la strada Maremmana. Infine proprio agli inizi degli anni '50 Antonio Tintori mise su un distributore di carburanti e successivamente aprì una locanda sulla via Aurelia, proprio di fronte all'intersezione con la statale Maremmana.

Inizia proprio in quegli anni '50 il grande sviluppo di Albinia: fu costruito un Centro periferico di Colonizzazione dell'Ente Maremma che divenne un vero e proprio centro motore della Riforma Fondiaria. Tutt'intorno la campagna divenne un cantiere: sorsero i borghi rurali di Polverosa e Marsiliana, numerosissime case coloniche con l'insediamento di decine di famiglie coltivatrici; conseguentemente venne realizzata una fitta rete di strade poderali ed interpoderali che permise rapidi ed efficaci collegamenti e furono creati alcuni centri di servizio agricolo tra cui, nell'anno 1954, la prima cooperativa agricola denominata “Albinia” con sede lungo la Maremmana, unica strada dove si continuò a costruire fabbricati di ogni tipo. Proprio su questa strada fu costruita la Chiesa Parrocchiale di S.Maria delle Grazie che venne aperta al culto nel 1957.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria delle Grazie

Nello stesso anno, sempre sulla via Maremmana, veniva inaugurato l'Ufficio Postale con tanto di madrina come riportano le cronache di quel tempo sul giornale “Il Tirreno”, mentre nell'estate del 1956 era stata aperta la farmacia Farmeschi. Nel 1958 aprì, sempre naturalmente sulla via Maremmana, la prima banca, filiale del Monte dei Paschi di Siena; il secondo sportello bancario fu aperto solo nel 1991 dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Saturnia (oggi Banca di Credito Cooperativo).

Nasce nell'anno 1965, periodo di gran fervore di attività agricole, con lo sviluppo della meccanizzazione e delle colture specializzate, la Centrale Ortofrutticola Costa d'Argento il cui stabilimento sorge a poche decine di metri dalla stazione ferroviaria. Nello stesso anno partirono i lavori per la costruzione di un grande stabilimento per la trasformazione del pomodoro nato sotto forma di consorzio di cooperative, denominato CONALMA che iniziò a lavorare a regime nel 1970 con una capacità di 150.000 q.li di pomodoro e che attualmente, passato di proprietà alla Conserve Italia col marchio Valfrutta, lavora circa mezzo milione di quintali di pomodori da industria. In quegli anni '70 inizia anche il boom del turismo: qualche albergo, ma soprattutto vanno di moda i campeggi che in pochi anni si sono espansi per quasi tutta la pineta compresa tra i fiumi Osa ed Albegna.

Il nuovo millennio vede l'apertura dell'Istituto Tecnico Commerciale e della Caserma dei Carabinieri, oltre al Museo della Cultura Contadina che senza dubbio rappresenta le radici della nostra amata terra. L'economia locale è basata sull'agricoltura, attualmente in declino per una crisi più generale del settore, ma soprattutto sul turismo le cui risorse provengono in modo particolare dai campeggi situati sulla pineta tra l'Osa e l'Albegna e lungo il tombolo di Giannella, che possono accogliere circa 15.000 turisti in strutture adesso di prim'ordine. Accanto a queste attività si sono consolidate una industria conserviera di valenza nazionale, una rete di buoni servizi e un discreto terziario. Come abbiamo visto in questo sintetico percorso, in pochi anni c'è stata una crescita eccezionale, ma tutti sono consapevoli che ci sia ancora molta strada da percorrere: la gente di Albinia ha ancora tanta voglia di fare molto e bene, quindi,per il futuro bisogna essere ottimisti.

Panorama di Albinia

Vista di Albinia dalla Strada del Padule